Patologie Caviglia-Piede

Piede Piatto

PIEDE VALGO EVOLUTIVO DELL’INFANZIA

Condizione che viene identificata dalla presenza di una deviazione in valgo del retropiede (i talloni si “sporgono verso l’esterno”).Rientrano in questo quadro clinico il piede calcaneo-valgo (l’alterazione maggiore è visibile a livello del tallone) ed il piede piatto-valgo e cavo-valgo (l’alterazione coinvolge tutto il piede, con una modificazione evidente dell’appoggio plantare).Spesso le tre condizioni vengono indistintamente racchiuse nel termine “PIEDE PIATTO”.

Quando è corretto parlare di piede piatto?

Tutti i bambini presentano nei primi anni di vita un valgismo del calcagno, frequentemente associato ad una volta plantare appiattita. E’ importante sapere però che circa il 90-98% dei piedi calcaneo-valghi osservati ai 2-3 anni di vita si corregge spontaneamente entro i 4-6 anni. Generalmente si può quindi iniziare a parlare di “piede piatto” intorno ai 6-7 anni d’età, quando si considera che il piede dovrebbe aver raggiunto un assetto corretto. A questo punto, solo una piccola percentuale (1-2%) dei piedi che avranno mantenuto un certo grado di deformità andrà incontro ad una correzione chirurgica.

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi del piede piatto è principalmente clinica.In alcuni casi, a giudizio dello specialista, si completa con alcune indagini strumentali.

I SINTOMI più frequenti sono:

-    dolore a livello della faccia mediale del piede (parte che “guarda verso l’altro piede”) e della caviglia;

-    facile affaticamento del piede e della gamba dopo attività sportiva, marcia prolungata o durante i giochi.

 

Esame obiettivo

E’ basato innanzitutto sull’osservazione di come il bambino cammina.Una parte importante della valutazione clinica è l’esame sul podoscopio, una pedana di vetro sulla quale il bambino viene fatto salire a piedi nudi per valutare l’impronta plantare attraverso un sistema di luce e specchi.

Il medico, in base all’etàdel bambino e alla gravità del quadro clinico può ritenere utile richiedere degli accertamenti diagnostici:

RX sotto carico (cioè eseguite con il paziente in piedi): Fondamentali per escludere altre alterazioni associate e definire il quadro clinico.

TC e/o RMNQuesti esami possono essere richiesti dallo specialista ortopedico in caso di alcune anomalie che possono associarsi al comune “piede piatto”. La più frequente è la sinostosi (coalescenza tarsale): presenza di un ponte osseo accessorio tra 2 ossa del piede che contribuisce al mantenimento della deformità.

Come si cura?

L’obiettivo è eliminare il dolore quando questo sia presente ed ottenere un piede funzionalmente valido. Sono considerati diversi aspetti: la presenza o meno di dolore, l’età del paziente, il livello di attività, la salute generale, eventuali patologie neurologiche associate ed il tipo di deformità.Non tutti i casi di piede piatto sono sintomatici (cioè danno disturbi). In questi casi sarà lo specialista ortopedico a definire se sia necessario intraprendere un trattamento o se sia sufficiente l’osservazione nel tempo.

ATTIVITA’ SPORTIVA:L’utilizzo del piede è il modo più naturale ed efficace per cercare di ottenere una correzione spontanea della deformità. La corsa e le attività con salti, meglio ancora quando svolte a piedi nudi (es. judo, karate).

PLANTARI:Sebbene alcune scuole utilizzino ancora in modo costante questi dispositivi, recenti studi hanno evidenziato che il plantare non corregge in modo definitivo la deformità. Per meglio rendere l’idea può essere utile paragonare il plantare a degli occhiali da vista: una volta rimossi il difetto visivo persiste. L’utilizzo più “moderno” è quello che prevede l’impiego del plantare nei piedi piatti dolorosi o particolarmente gravi, nell’attesa di una correzione chirurgica nei pazienti in cui l’intervento sia controindicato oppure nei pazienti con un piede piatto sintomatico che abbiano rifiutato l’intervento.

TRATTAMENTO CHIRURGICO: Riservato a quella piccola percentuale di piedi piatti che non si sono corretti spontaneamente e che presentano dolore o una grave deformità. Generalmente si esegue intorno ai 8-12 anni d’età, salvo diverse indicazioni dello specialista.L’intervento eseguito per la correzione del piede piatto è il cosiddetto calcaneo stop. Consiste nel posizionamento di una piccola vite metallica a livello del seno del tarso (uno spazio naturalmente presente a livello della parte esterna del collo del piede) mediante una piccola incisione cutanea (1-2 cm). Lo scopo di questa vite è quello di impedire la deviazione in valgo del calcagno. Generalmente la vite non necessita di rimozione.In base al quadro clinico, a questo tempo chirurgico può associarsi la plastica di ritensione mediale. In questo caso si agisce sulla parte mediale del piede. Attraverso un’incisione cutanea di 3-5 cm si esegue un ritensionamento dei tessuti tendinei e capsulari sottostanti per ricreare la volta plantare.Un terzo gesto chirurgico che può essere necessario è quello dell’allungamento del tendine d’Achille, che viene generalmente eseguito con 2 mini incisioni (meno di 1 cm l’una) nella parte posteriore della caviglia. In questo modo si vince quella retrazione tendinea che può essere una delle concause della deformità del piede.Quando vengono eseguiti i tempi di ritensione mediale e/o allungamento del tendine d’Achille, per permettere ai tessuti di guarire nel modo corretto, a fine intervento viene applicato uno stivaletto di gesso.L’intervento viene solitamente  eseguito in anestesia generale. Il paziente entra in ospedale la mattina dell’intervento e rimane ricoverato per 1 notte. Alla dimissione il paziente riceve una lettera con tutte le indicazioni per le cure successive. I punti di sutura, vengono rimossi dopo circa 2 settimane. Quando possibile vengono invece utilizzati punti riassorbibili che non richiedono di essere rimossi.Nei primi giorni può essere necessaria l’assunzione di antidolorifici, che vengono prescritti al momento della dimissione.Nel caso in cui l’intervento non richieda l’utilizzo del gesso, il bambino può iniziare a camminare dopo 3-4 giorni e riprendere l’attività sportiva dopo 30-40 giorni.Se dopo l’intervento è stato posizionato uno stivaletto di gesso, questo viene rimosso ai 30 giorni circa. Durante questo periodo il bambino può deambulare utilizzando 2 stampelle. L’attività sportiva può essere ripresa ai 3 mesi circa dall’intervento. Soprattutto in questi casi la fisioterapia post-operatoria è una parte integrante del trattamento. Deve essere eseguita da personale preparato al fine di recuperare la corretta deambulazione.

Rainero Del Din Dott.
Rainero Del Din
Antonio Marmotti Dott.
Antonio Marmotti
Margherita Germano Dott.
Margherita Germano
Davide Edoardo Bonasia Dott.
Davide Edoardo Bonasia
Alessandra Tellini Dott.
Alessandra Tellini

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