Patologie Gomito

Gomito rigido

Un gomito con una limitazione della flessione ed estensione è un gomito definito “rigido” che comporta un peggioramento della qualità di vita del paziente. Maggiore è la limitazione del movimento peggiore è la conseguenza sulla qualità della vita.

Diverse possono essere le cause di un gomito rigido. Le cause più frequenti sono l’artrosi di gomito primitiva (senza apparenti cause note), l’artrosi secondaria (artrite reumatoide, emofilia etc.) e la rigidità post-traumatica. 

Artrosi di Gomito

 L’artrosi di gomito primitiva è una patologia che colpisce più frequentemente pazienti maschi soggetti ad utilizzo ripetuto dell’arto superiore, di solito dovuto all’attività lavorativa (esempio: muratore) o sportiva (giocatore tennis). L’utilizzo prolungato nel tempo del gomito determina un deterioramento  progressivo delle superfici articolari e la comparsa di tessuto osseo accessorio (osteofiti) associato a dolore.In alcuni casi il danno cartilagineo non è secondario all’utilizzo prolungato del gomito ma a patologie specifiche come l’artrite reumatoide che attacca e distrugge, nelle sue fasi attive la cartilagine ed il tessuto osseo sottostante (artrite infiammatoria).

 

 

Rigidità post-traumatica:

Traumi diretti o indiretti al gomito secondari di solito a cadute, possono determinare una rigidità del gomito. La rigidità di gomito in questi casi è dovuta essenzialmente all’irritazione della capsula articolare che diventa più spessa e rigida e limita il movimento del gomito.

 

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi di un gomito rigido è clinica valutandi il grado di movimento del gomito del paziente.

Esame obiettivo. Durante l’esame obiettivo il medico muove il gomito del paziente apprezzando l’escursione del movimento e le aree anatomiche dove il paziente riferisce dolore. Importante è inoltre definire se il dolore è presente sempre o solo alla fine dell’escursione articolare.

Esami strumentali

Al fine di chiarire la diagnosi e raccogliere dettagli fondamentali per programmare eventualmente un intervento chirurgico lo specialista ortopedico spesso richiede i seguenti accertamenti diagnostici:

 RX:  fondamentale per valutare la sede delle strutture ossee che possono determinare il blocco del movimento e la gravità dell’artrosi se presente.

                                           

                                                                                         

TC: esame che da una valutazione tridimensionale dell’articolazione con dettagli importanti al fine di pianificare un eventuale intervento chirurgico.

                                                                                                

Come si cura?

Il primo obbiettivo è ridurre il dolore e migliorare la funzionalità del gomito. Nella pianificazione della cura sono considerati diversi aspetti: l’età del paziente, il livello di attività, la salute generale, il tipo di rigidità di gomito e la gravità dell’artrosi quando presente.Non tutti i casi di artrosi di gomito  necessitano di un trattamento chirurgico.In caso di rigidità post-traumatica consigliamo almeno 3-6 mesi di trattamento fisioterapeutico al fine di riguadagnare il movimento del gomito. Anche in caso di artrosi primitiva e secondaria un ciclo di fisioterapia è auspicabile. Tuttavia le probabilità che questo migliori in maniera sensibile la funzionalità del gomito sono minori.

RIPOSO:  è il primo passo per ridurre il dolore. Importante evitare soprattutto lavori ripetitivi del gomito come giocare a tennis. 

FARMACI: la somministrazione di antinfiammatori può ridurre il dolore. Importante è inoltre il posizionamento della BORSA DEL GHIACCIO alcune volte al giorno a livello della spalla. Evitare il contatto  diretto con il ghiaccio.

CORTISONE: l’iniezione di cortisone intrarticolare  è uno strumento molto importante per ridurre il dolore e migliorare la funzione del gomito.  Il cortisone  è un farmaco spesso ben tollerato per cui la sua prescrizione non deve spaventare il paziente. Dopo  la somministrazione del cortisone è possibile un certo aumento temporaneo  del dolore. Per ridurre al minimo questa breve fase è consigliata la somministrazione di ghiaccio locale ed eventualmente l’assunzione di antinfiammatori.

ATTENZIONE: in pazienti affetti da diabete e  glaucoma o in terapia con anticoagulanti, la somministrazione di cortisone mediante infiltrazione  è sconsigliata o deve essere strettamente controllata dal medico.

Alcuni concetti  IMPORTANTI:

•    Non abusare del cortisone. In genere da 2 a 3 iniezioni sono sufficienti a ridurre i sintomi. Se ciò non avviene il  medico può considerare altri trattamenti, compreso il trattamento chirurgico.

•    L’iniezione deve essere eseguita in un ambiente idoneo .

•    Non assumere farmaci senza il parere dello specialista o del proprio medico  curante. 

Trattamento chirurgico

Quando il trattamento conservativo non è sufficiente, lo specialista ortopedico può ritenere indicato un intervento chirurgico.

Artrosi di gomito:  nelle forme iniziali o intermedie il può essere indicato un trattamento in artroscopia, definito Osteocapsular Arthroplasty che prevede la rimozione artroscopica del tessuto osseo in esubero e della rimozione della capsula ipertrofica.

Nelle forme severe il trattamento di scelta è l’impianto di una protesi di gomito.

Rigidità post-traumatica: in caso di rigidità post-traumatica il trattamento è simile all’artrosi di gomito. Alcune considerazioni devono essere però fatte a tal proposito. L’artroscopia di gomito è in grado di trattare in maniera efficace la maggior parte delle rigidità dovute ad ipertrofia capsulare. Nelle forme miste a componente capsulare e ossea la rimozione delle strutture capsulari e ossee in eccesso può essere fatta sia mediante artroscopia che a cielo aperto (intervento classico)

Tempi di recupero: i tempi di recupero sono molto variabili e dipendono da diversi fattori fra cui il tipo di rigidità ed il tipo di intervento. In caso di impianto di protesi il paziente deve essere a conoscenza che il gomito non dovrà essere utilizzato se non per le semplici attività di tutti i giorni (lavarsi, bere etc.). Lavori manuali intensi devono essere evitati.

Per il recupero del movimento un potente aiuto è dato dalle macchine per il movimento passivo (CPM: continuous passive motion). In reparto prima e poi al proprio domicilio il paziente utilizza una macchina che muove in maniera progressiva il gomito.  Il primo periodo in ospedale viene di solito eseguito previa anestesia regionale per consentire il movimento senza dolore.

Davide Blonna Dott.
Davide Blonna

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